Il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa (ABPM) è una tecnica incruenta che fornisce informazioni utili ed aggiuntive per la valutazione dei pazienti con sospetto di ipertensione rispetto all’approccio clinico tradizionale della misurazione isolata.
L’ABPM consente la misurazione della pressione arteriosa (P.A.) e della frequenza cardiaca (F.C.) durante le ore diurne e le ore notturne, durante lo svolgimento delle attività lavorative e durante il sonno e non determina reazione d’allarme significativa a differenza della rilevazione pressoria tradizionale.
E’ necessario utilizzare apparecchi che rispondano a criteri stabiliti dalle linee guida internazionali dell’OMS.
I dati ottenuti sono elaborati da programmi statistici, in modo da ottenere valori medi della P.A. e della F.C. delle 24 ore, valori medi per ogni ora, valori medi diurni e notturni. Solitamente si programma una misurazione ogni quindici-trenta minuti durante il giorno e una misurazione ogni trenta-sessanta minuti durante la notte.
E’ fondamentale che il paziente svolga le sue normali attività durante il monitoraggio e che registri su un diario alcuni parametri quali ora del risveglio, ora del riposo, ora dell’assunzione della terapia, comparsa di eventuali disturbi da segnalare.
Per l’attendibilità dell’esame, occorre che almeno il 70% delle misurazioni sia valido, con almeno due misurazioni valide per ora durante il giorno ed una misurazione per ora durante la notte. L’uso della metodica consente di rendere il dato pressorio riproducibile e confrontabile nel tempo e di disporre di una quantità notevole di valori
VARIABILITÀ PRESSORIA.
Nel soggetto normoteso esiste un ritmo circadiano sonno-veglia della pressione arteriosa, con un calo notturno durante il sonno che raggiunge il massimo intorno alle quattro di mattina, quando inizia una graduale risalita, più marcata al momento del risveglio. La riduzione durante il sonno è di almeno il 10% (o di almeno 10 mmHg per la sistolica e di 5 mm Hg per la diastolica): i pazienti con differenza giorno-notte inferiore a questi limiti si definiscono “non dippers”. E’ utile valutare questo tipo di ipertesi, escludendo l’insonnia come causa del mancato calo pressorio, in quanto la perdita del ritmo circadiano è caratteristica di alcune forme di ipertensione secondaria.
Si possono osservare delle oscillazioni dei valori pressori, alcune di piccola entità e di breve durata, altre più marcate (60-70 mmHg) e durature: tali variazioni sono più evidenti durante il giorno in quanto nel riposo c’è un’attività simpatica ridotta con valori ridotti di catecolamine. Il maggior contributo alla variabilità pressoria è dato da fattori comportamentali quali esercizio fisico, fumo, situazioni capaci di suscitare ansia, emozione, paura, stress, come lo stesso rilevamento dei valori pressori, ma ci sono anche aumenti pressori non correlati ad alcun evento scatenante, completamente spontanei.
Nell’iperteso la variabilità pressoria è superiore a quella che si riscontra nel soggetto normale e tale variabilità è tanto maggiore quanto più alta è la media della pressione sistolica e diastolica registrata nelle 24 ore.
UTILITÀ CLINICA DELL’ABPM
Il Monitoraggio Dinamico della Pressione Arteriosa delle 24 ore è indicato quando:
1. Ci sono differenze rilevanti tra valori riscontrati in ambulatorio in varie occasioni o nella stessa visita
2. C’è una discrepanza tra i valori pressori e la presenza di danno d’organo
3. Ci sono episodi di ipotensione o se si sospetta ipotensione notturna
4. Nei casi di ipertensione resistente a trattamento farmacologico assunto regolarmente
5. Rischio ipertensivo in gravidanza valutato con parametri clinici e laboratoristici.
Studio Ginecologico Dott. Mario Preti
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia – Oncologia Medica
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